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Itinerario enogastronomico nel Lot

Mezzogiorno in punto. Atterriamo a Tolosa, punto di partenza di un itinerario enogastronomico alla scoperta del Lot, dipartimento della regione Occitania (Midi-Pirenei). Il nostro soggiorno comincia con un buon segno: volevamo mangiare qualcosa prima di metterci in moto e all’aeroporto di Tolosa siamo capitati su qualcosa che ci ha ricordato l’importanza della gastronomia nel Sud Ovest francese: un vero ristorante con tovaglie bianche, camerieri eleganti e un menù da leccarsi i baffi, il tutto con una vetrata panoramica sulla pista d’atterraggio!
Cominciamo bene. Ora ci tocca guidare per due ore nel buon umore alla volta di Puy L’Evêque. Il Gps dell’auto a noleggio ci boicotta, non conosce la nostra destinazione ma siamo più furbi di lui e cacciamo il nostro tomtom magico che conosce la strada *sospiro di sollievo*

collage virebent
Alcune tappe della produzione

Facciamo una sosta in questo paesino per scoprire la manifattura di porcellane Virebent. In questo laboratorio quasi centenario, si creano piatti e oggetti di decorazione in modo artigianale. Seguiamo tutto il processo e dobbiamo confessare che non immaginavamo la quantità di tappe di fabbricazione (e di lavoro) che si nasconde dietro ogni singola tazza. Da Virebent la maiolica, l’arenaria e la porcellana si trasformano nelle mani esperte di una decina di dipendenti appassionate (quasi esclusivamente donne). Certificata “impresa del patrimonio vivente”, la manifattura ha tra i suoi clienti anche famosi ristoranti.

Château Lacapelle Cabanac
Château Lacapelle Cabanac

Ci rimettiamo in moto e facciamo una pausa qualche chilometro dopo al Castello Lacapelle Cabanac, dove incontriamo due viticoltori speciali. Nel 2001 Philippe e Thierry lasciano i loro uffici a Parigi, comprano il castello di cui si sono innamorati e imparano il mestiere. Decidono di coltivare la vite nel rispetto dell’ambiente e passano all’agricoltura biologica. Le vendemmie sono appena cominciate, è l’occasione di assaggiare il succo di uva appena raccolto ma anche e soprattutto il Cahors, questo vino scuro, denso e tipico del Lot. 

Le Vert
Le Vert

Per rimanere nel tema “natura”, posiamo i nostri bagagli 5 minuti più tardi all’Hostellerie le Vert. Il vitigno è diventato un casale, una bella casa di pietra decorata con cura in uno scrigno di verde, il tutto illuminato dalla luce calda del tramonto.

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Al menù stasera zuppa di zucca hokkaido, pollo del contadino vicino e dolce ai fichi raccolti qualche metro più in là (il profumo del fico non ci era sfuggito sin dal nostro arrivo).

Belaye
Belaye

Dopo la notte e una bella colazione, lasciamo Mauroux per prendere la direzione di Cahors, capoluogo del Lot. Il GPS indica un’ora di strada ma ne mettiamo un po’ di più… Perché? Troppo difficile resistere alla tentazione di percorrere la strada turistica e fermarci ogni 5 minuti per ammirare i paesini caratteristici e i paesaggi da cartolina che attraversiamo, come Belaye e Albas.

La Cathédrale de Cahors
Il Duomo di Cahors, visto dalla piazza del mercato

Arriviamo finalmente a Cahors e passeggiamo al mercato e nelle stradine della città medievale. Visitiamo il Duomo, ammiriamo la sua architettura, mezza gotica e mezza romana con le due splendide cupole e assaporiamo la calma del chiostro a due passi dal chiasso del mercato.

La saison des figues c'est magique!
Fichi ripieni di crème brulée

La passeggiata continua verso il viale Fénélon e la statua di Gambetta, premier francese dell’ottocento nativo di Cahors. Pranziamo sulla piazza per approfittare al massimo degli ultimi raggi di sole della stagione (siamo a fine settembre) e del clima mite della regione. Assaggiamo la cucina creativa dello chef con un antipasto sorprendente che sembra una caprese ma la “mozzarella” è in realtà un gelato al formaggio di capra. Seguono una bistecca all’Aligot, un filetto di merluzzo alla crema di baccalà e dei fichi arrostiti ripieni di crème brûlée. Dopo tanto buon cibo, ci diciamo che il ristorante l’ô à la bouche (l’acquolina in bocca) non poteva scegliere un nome più azzeccato.

Le Gouffre de Padirac
La Voragine di Padirac

Salutiamo Cahors passando davanti al Ponte Valentré, che nasconde il diavolo nei dettagli e partiamo alla volta di Padirac. Il comune ospita il primo sito del mondo sotterraneo in Francia, il Gouffre de Padirac, una voragine monumentale che collega la superficie con le profondità della terra, attraverso gallerie maestose e surreali. Scendiamo le numerose scale che ci portano in fondo alla voragine (ma per chi volesse, ci sono anche degli ascensori) e rimaniamo a bocca aperta davanti ad una serie di stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane, laghi sotterranei incredibilmente turchesi e così grandi che la visita si fa con una gondola

Les Montgolfiades de Rocamadour
Le Montgolfiades di Rocamadour

Lasciamo Padirac meravigliati da tante bellezze e ci dirigiamo verso Rocamadour, facendo prima una sosta a Loubressac per ammirare il panorama eccezionale sulla Valle della Dordogne nonché il decollo di decine di mongolfiere, una più originale dell’altra, che decollano ogni anno in occasione del festival delle Montgolfiades di Rocamadour.

Rocamadour
Rocamadour

Arriviamo a Rocamadour per il tramonto e possiamo contemplare il panorama da questa città medievale arroccata. La fortezza attira pellegrini sulla strada per Compostela, ma anche turisti per il suo fascino, i suoi affreschi d’epoca e il panorama sul canyon dell’Alzou.

Réveil au Pont de l'Ouysse
Risveglio dolce al Pont de l’Ouysse

Concludiamo la giornata a poca distanza da Rocamadour, al Pont de l’Ouysse, dove ci aspetta una cena eccezionale a base di scampi con tartufi, astice allo zafferano di Quercy, cocottes di Rocamadour e crema di yogurt allo yuzu. È solo l’indomani al risveglio che abbiamo scoperto la bellezza del posto, con il fiume e il ponte che ha dato il nome all’albergo.

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Per il nostro ultimo giorno nel Lot decidiamo di visitare Saint Cirq Lapopie, eletto villaggio preferito dei francesi nel 2012. Il premio è tutto meritato, siamo rimasti incantati da quel paesino con le casette di pietra, le facciate carine, il museo Rignault e il suo stupendo giardino. Da decenni Saint Cirq Lapopie attira artisti in cerca di ispirazione (e la trovano!) aprendo gallerie che si possono visitare seguendo l”itinerario degli artisti. Forse anche voi vi sentirete ispirati davanti alla bellezza di questo paesino e dal panorama eccezionale dalla sua fortezza.

sec-DSC_4272-La nostra ultima tappa sarà preistorica, ma non prima di qualche chilometro di strada panoramica lungo le pareti rocciose e una sosta al ristorante l’Allée des Vignes di Carjac, dove incontriamo una giovane coppia di ristoratori simpatici e creativi. Dopo un po’ di esitazione ci decidiamo a provare il loro menù “carta bianca”: non è sempre facile accettare di non scegliere il proprio piatto e di fidarsi ad occhi chiusi ma il risultato sembrava fatto proprio su misura, una delizia sia per gli occhi che per il palato! (Non vi diciamo di più per non svelarvi il menù sorpresa)

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“Oh nonna mia, che denti grandi che avete!” Mascella di Uro

Per finire in bellezza, ci rechiamo a Pech Merle per visitare un sito preistorico: una grotta che ospita affreschi di mammut, uri, cavalli e bisonti. È uno dei pochi posti in cui si possono ancora ammirare da vicino i disegni autentici, non sostituiti da copie, e sapere di trovarsi nello stesso posto in cui qualcuno, migliaia di anni fa’, ha firmato la parete della grotta con la propria mano provoca emozioni indescrivibili. Per motivi di conservazione la visita è cronometrata, il numero di visitatori ben calcolato ed è vietato scattare foto. Anche per questo motivo, non potendo condividere con voi l’interno della grotta, vi consigliamo di visitarla, insieme agli innumerevoli altri tesori del Lot. 

Non perdetevi le foto qui sotto:

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